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MOnDo DeMOnIcO

March 31

Voto (?!) / 2

In questo periodo mi sento animale politico, non c'è niente da fare... Sarà l'aria da elezioni primaverili, non so...

Esorto chiunque legga queste righe a non andare a votare; o al massimo ad annullare le schede. Non c'è reale possibilità di cambiamento con questo voto: mi trovo d'accordo con la sostanza di ciò che dice Grillo*, ma più in generale credo con il pensiero di qualunque osservatore dotato di un minimo di buon senso. Queste elezioni sono illegali: la legge elettorale che le regola toglie ogni possibilità, per il cittadino, di votare una persona precisa. I partiti fanno le liste a loro uso e consumo.
L'istruzione dovrebbe essere il primo punto di qualsiasi programma decente: se va bene, nei programmi di Pd e Pdl è al quinto ("La sicurezza prima di tutto"...). Perché siamo arrivati a questi minimi economici, morali, culturali? Perché SIAMO INDIETRO. Non si valorizza più la ricerca, la scuola, la cultura. La menano tanto con la Crescita e la Competitività, questi due dei che sembrano poter risollevare i patri destini; ma di quale crescita stiamo parlando? Come si possono fare certe scelte senza una popolazione istruita e preparata ai problemi del mondo e della scienza? La formazione dell'uomo e del cittadino devono essere al primo posto. Questi parlano di tutto senza avere le basi. E soprattutto io non credo ai programmi, in cui si può pontificare a più non posso senza reali prospettive di realizzazione. Servono credibilità e poche proposte Serve una lista dei ministri prima delle elezioni. Serve il vero coraggio di rischiare, senza sbandierare diminuzioni delle tasse da una parte e miriadi di progetti dall'altra. Non prendiamoci in giro: i soldi serviranno sempre, e tanti. Ma se io, da cittadino, so che saranno impiegati bene (e questo lo posso sapere solo conoscendo le persone che li useranno, cioè i ministri appunto), sarò contento di pagare anche più tasse.

Potranno sembrare critiche sterili e distruttive, ma io vi esorto a guardarvi intorno, e vedrete che c'è la possibilità di fare qualcosa realmente nuovo, ad esempio in Sicilia, dove Grillo* sostiene Sonia Alfano, padre ucciso dalla mafia. Ascoltate le sue parole:

http://it.youtube.com/watch?v=RyG8_yOKlic&feature=related


E scrivere a mano i cartelloni elettorali e battersi per una struttura polivalente ad uso giovani nel comune di Giugliano può sembrare una stronzata, ma non è poco: poche balle ed un unico obiettivo. Questo idraulico mi è simpatico:

http://www.internapoli.it/articolo.asp?id=11597


Perciò potrà sembrare paradossale, ma la vera scelta di impegno civile è il non-voto: io non voglio legittimare un sistema di potere autoreferenziale e fautore di obbrobri da cui volentieri prende le distanze. Sono addolorato, ma credo fermamente che sia una posizione meditata e sincera. Sicuramente sofferta, ma che ci volete fare: mi ci hanno costretto.




*Su Grillo: sarà anche maleducato, istrione, iperbolico, fanfarone, massone e quello che volete. Però la maggior parte delle cose che dice sono giuste ed è l'unico ad aver proposto concretamente, con una regolare azione legislativa di cambiare l'attuale legge elettorale e di eliminare i condannati in parlamento. Si può discutere la forma, ma non la sostanza secondo me. E inoltre propone una cosa molto intelligente: la vera azione politica di cambiamento parte dagli enti locali, non da Roma.
March 04

Dopofestival

[Facendo per un attimo l'animale politico]
Nella sceverazione fenomenica che infesta ormai totalmente e permanentemente le patrie televisioni, annoto l'eccezionalità della settimana scorsa, che in coda ad un Festival di Sanremo ormai in stato vegetativo (perché nessuno stacca la spina?), ha visto la celebrazione, ad orario sempre troppo tardo, del cosiddetto Dopofestival. L'eccezionalità sta nel fatto che a riempire quell'ora striminzita solitamente riservata alle chiacchiere futilissime della stampa c'erano Elio e le Storie Tese. Si vedeva che da un po' cercavano di fare cose diverse dalla semplice musica, e col Dopofestival hanno dimostrato di saper fare non solo "cose diverse dalla semplice musica", ma QUALSIASI COSA. Per avere un'idea vi posto qualche link da youtube, ma vi basta cercare direttamente su youtube "dopofestival".
 
La cosa bella e grande di tutto ciò è che EELST hanno messo in piedi uno spettacolo estremamente ironico, di grande intelligenza, condotto con stile personale e impeccabile, dove prendevano bellamente per il culo praticamente tutto e tutti (come fanno sempre), ma dove nel contempo tutto e tutti venivano rivalutati (v. Cutugno che suona il sax, Gazzé che slappa, Zarrilo che assoleggia da dio, etc..). Insomma, uno spettacolo che non è mai scaduto nel banale né nel grossolano per un solo istante, dove il riso veniva sempre dalla percezione di uno spessore, di un atteggiamento raffinato e "complesso". E già questo basterebbe. Ma secondo me c'è di più: mettete Elio in prima serata a condurre qualcosa che naturalmente non sarebbe più il Festival di Sanremo e gli ascolti... altro che crisi, si triplicherebbero, quadruplicherebbero... E questo (se fosse vero, come io credo), dimostrerebbe che in fondo è possibile fare spettacoli di buona qualità per un pubblico vasto.
 
L'ultima cosa che mi sento di sottolineare è che Elio e le Storie Tese, oltre ad essere veramente e senza confronto il miglior gruppo di musica diciamo "pop" (in senso letterale, "popular") italiano, sono anche e soprattutto un gruppo di amici, che hanno fatto il liceo insieme, hanno vissuto esperienze giovanili comuni, hanno cominciato da adolescenti a suonare per passione e non hanno più smesso. Non si sono mai dimenticati delle loro origini, da dove sono venuti, perché sono diventati quello che sono, cos'è che li muove e li tiene uniti. Tanto che i biglietti per i loro concerti sono sempre i meno costosi, come i loro cd: sanno che quando hai 18-20 anni spendere dieci euro in meno può fare molto comodo. E se lo ricordano.
Lo so, uno può dire: è ben poca cosa. Ma io credo a queste piccole cose qua, alle persone che hanno una passione e la vivono al meglio, senza pose e soprattutto con ironia e senza prendersi troppo sul serio. Ci vuole tanta intelligenza e non vedo, nel panorama musicale, molte situazioni analoghe. Inoltre, uno potrebbe dire: ok, fanno gli "alternativi" (?) e poi vanno a Sanremo e chissà quanti soldi hanno fatto. Dubito fortemente della grandiosità della loro retribuzione, ma a parte questo penso che sia importante sempre "come" si fanno le cose: se uno va a Sanremo e cambia le carte in tavola, allora forse merita un po' d'attenzione. E se poi Elio si fosse anche "venduto" (?), devo ammettere che non me ne frega proprio nulla: per la goduria di noi spettatori, ne è valsa oltremodo la pena.
 
 
 
 

Erranza

[... Solo un flusso di coscienza ed immagini, anche se ormai banale dopo Joyce...]

Augusto vecchio e stanco alla fine del suo principato mentre assiste al disastro delle legioni sul Reno... Un appunto inaspettato tra le pagine del quaderno di storia romana, un tassello di colore inusuale, la sensazione più forte che mi è rimasta alla fine di questo esame, alla fine di questa giornata lunga e piena di amici di muri di università di tensioni e stanchezza. Il ritorno nebbioso (forse non lo era ma mi piace immaginarlo così) con la ri-scoperta dell'armonia incredibile di Coltrane, ancora una tessera ineffabile, ineffabile, quella parola che ho sentito stamane venendo in treno da tre ragazze che biascicavano definizioni sterili su un esame in cui c'entrava Wittgenstein. "Ineffabile, una parola che probabilmente non userò più", diceva la flava col piercing al mento. E invece è ciò che più dovremmo conoscere, l'ineffabile, quanto spesso non aspettiamo che le parole discendano in noi e si facciano respirare!, respirare mentre diventano materia, polmoni, sangue e sperma ("tutto ciò che esce dai confini di sangue e sperma non mi interessa", Carmelo diceva), e fanno sussultare e illuminano, com'era per gli elleni, per i loro templi allucinanti di tinte innaturali, superne, per lacerare la vista e la mente, per entrare in ciò che non è più noi. Cercavo ancora Countdown di Coltrane, ho trovato Brahms, e può dire tutto questo. La voglia di superarsi, di leggere per riscrivere, di costruire per decostruire, come il Petrarca à la Gould del buon Marzio Pieri. Di adagiarsi fetali nel grembo dei classici per rinascere e guardare questo mondo da stravolti, come l'indemoniato in quello straordinario dipinto di Raffaello, il divino Raffaello. Trasfigurazione. Dal Rinascimento al Manierismo. La grandezza del Bach pianistico che si sostanzia in quelle ancora ineffabili chiuse col passaggio sensibile-tonica. Certo, deve pure in qualche modo ritornare, ma l'essenza di quel ritorno non è la nota finale, non è la sicurezza dell'arrivo, bensì la tensione che lo precede. Non avrebbe nessun significato senza di essa.  Nel ritorno, il richiamo inestinguibile della fuga. Quanto affetto nell'ascoltare tutto ciò negli ultimi secondi dell'Aria.
L'avvertimento di una pulsione doppia, da rocker o popper scanzonato e invece il fascino della Bibbia (lettura che con un po' di vergogna devo ancora affrontare), di Omero, la mappa della Grecia che ho deciso di appendere sopra la scrivania, scoprire nel ricordo suscitato da una domanda esaminatrice la bellezza di quelle iscrizioni a lettere rubricatae, rosse, capitali, incorruttibili. La bellezza della memoria. La straordinaria e impareggiabile disperazione di quel dettaglio di Augusto, non so perché mi tormenta così. E' un tratto da antica storiografia, come opera d'arte, piena di ombre e di miti, di fantasie e di stranezze. Come ci sarebbe bisogno che si ritornasse a quella cultura non divisa, dove scienza e arte coincidevano, dove non si poteva scrivere di nulla senza farlo curialmente, artisticamente, solennemente. Oggi che me ne faccio di questi stili accademici aridi e lontani dalla vita? Letteratura come vita, diceva Carlo Bo, e  ripeteva a noi insipienti Marzio Pieri. Lì per lì nulla. Ma è grande. La lacerante verità di un verso dei Beatles: "Because the sky is blue it makes me cry". Ascoltatelo e piangete. Senza dire nulla.


Ric 

February 05

Massa

Evidentemente c'è un'incomprensione di fondo. Comunque nel breve stralcio di Nietzsche ci sono tutte le risposte alle vostre affermazioni. Innanzitutto, non ho mai detto che l'esperienza diretta del mondo è negativa e non andrebbe fatta; neppure ho mai fatto discorsi di autenticità della gioia o del dolore umani; nè ho mai parlato di società élitaria (mi sono definito élitario per le cose che riguardano l'arte, non per quelle che riguardano le persone); né ho mai detto, infine, che valorizzo solo la speculazione astratta. Caro Verte, tu dici: "non disprezzo la massa (si ric, la massa proprio la volgare massa), perchè ho imparato a capire che ogni individuo nasconde mille problematiche dietro al mantello da pecora". Sono d'accordissimo, ma è evidente che la massa non è solo un insieme di individui, altrimenti non sarei qui a darle addosso. La massa è tale solo quando ogni individuo si annulla facendo e pensando cose che non gli appartengono, e che giudica giuste solo perché qualcuno di più forte ha detto così. Non è solo una somma, mi spiego? La massa non è io+io+io+io+io... ma  un IO gigantesco e incontrollabile, è la fusione indistinta, non il legame. Come nel quadro di Daumier, che vi invito a guardare con attenzione. E così nel testo di Nietzsche, che vi invito a leggere come una traboccante e sterminata dichiarazione d'amore per ogni singolo componente della razza umana. E dunque come un testo fortemente "politico", se politica vuol dire umanità, cioè prendersi cura dei propri simili.
Per farla breve: la massificazione e la massa sono, credo, fenomeni noti per esperienza a tutti nelle modalità che ho descritto. E se non lo sono, parliamone. Il mio problema è che io non posso pensare di rapportarmi da pari a pari con questa entità informe e inumana, non posso pensare di considerare le sue azioni e i suoi pensieri come elementi importanti per la mia umanità, la mia crescita, la mia esperienza. L'unica cosa è combatterla. Credetemi, io l'ho fatto e continuo a farlo. Come? Separando le identità. Gettandomi in mezzo a quest'accozzaglia di teste non-pensanti e cercando di farle pensare. In breve: trasformando la massa in un insieme di individui, responsabilizzandoli, stimolandoli, scuotendoli, dicendo: "Tu non sei tutto questo che ora fai e pensi!". L'ho fatto per 5 anni alle scuole superiori, cerco di farlo ancora adesso, sebbene con una fiducia sempre più decrescente. Cerco di comunicare sempre tutto ciò che mi sembra giusto, bello e vero; di farmi meno problemi possibili nei rapporti; di conoscere persone nuove; di essere sempre disponibile. Di non giudicare mai male una persona senz'appello: tutti sono importanti, tutti hanno la loro dignità, ci mancherebbe, ma presi quando sono in sè, quando sono uomini per davvero, non quando sono dei fantocci senz'anima. La mia non è presunzione, ma presa di coscienza di una situazione reale che fa male prima di tutto a chi la vive. E inoltre in molti casi mi sento massificato anch'io, nessuno è salvo, nessuno è fuori.
Questo per quanto riguarda il nocciolo del discorso. Spero di essere stato chiaro. Sui miei rapporti con l'attività politica, odierna e in generale, spero di poter dare una panoramica altrettanto soddisfacente in un nuovo intervento, perché anche quello è un discorso lungo. Continuate comunque a commentare, credo sia bello e utile, poi magari ci spieghiamo a fondo in situazioni più comode e consone, come suggeriva il Verno qualche commento fa. Magari al Caffè de Les Folies-Bergière (che bello e disperato, anche quel quadro!). A presto

Ric
February 04

Fuori

Quel viaggiatore che aveva visto molti paesi e popoli e più d'un continente, e a cui fu chiesto quale qualità degli uomini avesse ritrovato dappertutto, disse: hanno una tendenza alla pigrizia. A più d'uno sembrerà che avrebbe potuto rispondere, in modo più giusto e più valido: sono tutti dei paurosi. Si nascondono dietro costumi e opinioni. In fondo ogni uomo sa benissimo che è al mondo solo una volta, come un unicum, e che nessun caso per quanto strano metterà insieme una seconda volta, agitandola e mescolandola, una così bizzarra e variopinta molteplicità nell'unità che egli è: lo sa, ma lo nasconde come una cattiva coscienza. Perché? Paura del vicino, che esige le convenzioni e si ricopre con esse. Ma che cos'è che costringe l'individuo ad aver paura del vicino, a pensare e ad agire alla maniera del gregge e a non essere contento di sè? Il pudore forse per taluni e rari. Per la grande maggioranza è la comodità, l'indolenza, insomma quella tendenza alla pigrizia di cui parlava il viaggiatore. [...] Soltanto gli artisti odiano questo lasciarsi andare a maniere prese a prestito e a opinioni appiccicate, svelando il segreto, la cattiva coscienza di tutti, la verità che ogni uomo è un miracolo irripetibile; essi osano mostrarci l'uomo quale egli stesso, egli soltanto è, fin nell'ultimo movimento dei muscoli, ancor più che egli, in questa rigorosa coerenza della sua unicità, è bello e degno di considerazione, nuovo e incredibile come ogni opera della natura e assolutamente non noioso. Se il grande pensatore disprezza gli uomini, è la loro pigrizia che disprezza, giacché p a causa di questa che essi appaiono come prodotti di fabbrica, come indifferenti, indegni di frequentazione e di ammaestramento. L'uomo che non vuole appartenere alla massa non deve far altro che cessare di mettersi comodo con se stesso; segua la sua coscienza che gli grida: "Sii te stesso! Tu non sei tutto questo che adesso fai, pensi e desideri".
Ogni giovane anima ascolta questa esortazione giorno e notte tremando, giacché presagisce la misura di felicità destinatale dall'eternità, quando pensa alla sua vera liberazione: felicità che in nessun modo potrà raggiungere finché sarà stretta dalle catene delle opinioni e della paura. [...] Quanto dovrà essere grande l'avversione delle generazioni posteriori a occuparsi dei lasciti di quel periodo, in cui non dominavano gli uomini viventi, ma gli uomini posticci della pubblica opinione; per questa ragione forse la nostra epoca sarà per una qualche lontana posterità il segmento di storia più oscuro e più sconosciuto, perché il più inumano.


(Friedrich Nietzsche, Schopenauer come educatore)

Honoré Daumier - Nous voulons Barabbas

Ecco il quadro di Daumier di cui parlavo, ed ecco la massa.

Macché alienazione!

[In risposta al commento del Verno e come chiarimento generale]

Io sono invece dalla parte di quello che tu chiami individualismo collettivo, devo dire che è molto centrato come termine per descrivere ciò che penso. Io sono dalla parte di Cristo, di Socrate, di Nietzsche, di queste persone che credevano nel lavoro interiore del e sul singolo, nella liberazione della sua coscienza, nel riconoscersi uomo ed avere il coraggio di esserlo. Se non esiste questo tormento dell'io sull'io, questa volontà di non lasciarsi stare e cercare di capire qualcosa in fondo a noi che rimarrà sempre incomprensibile, la politica non ha senso (quel tà politikà in cui Socrate confessava di essere così goffo); se non c'è la consapevolezza del sè, di questa entità tremenda e infinita che siamo, al di là di tutto, prima di ogni altra cosa, allora nulla ha più senso. E la politica sarà sempre e solo demagogia, la massa sempre e solo un insieme indifferenziato di uomini che è pronto a puntare il dito verso Gesù incoronato di spine ripetendo il gesto di Pilato (come in quello straordinario dipinto di Daumier, era lui?).

Quindi, senza educazione all'umanità, niente politica: questa è una verità che mi sento di affermare.
Ma che cos'è mai l'educazione se non un rapporto costante con un altro, sia esso filtrato dal tempo attraverso libri o dischi oppure reale? Che cos'è se non uno scambio reciproco di pensiero ed energia vitale, che incide sulla propria coscienza e le proprie idee? Da qui bisogna partire, da una riscoperta della ricerca, della terribile bellezza che ci possiede. E questa riscoperta, il gnothi seauton (conosci te stesso) viene anche e soprattutto dal rapporto con gli altri, ma i veri rapporti che possono cambiarti e migliorarti sono quelli con le singole persone, con pochi, con altri individui che parlano e si confrontano fino in fondo.

In definitiva, prima c'è la consapevolezza di se stessi come uomini, poi viene il relazionarsi con gli altri, UNO PER UNO. La base è una bella invenzione dei demagoghi moderni. Solo dall'impegno interiore fiorisce un vero impegno sociale. Non c'è bisogno di base, o meglio: tutto dovrebbe essere base, tutto come una pentola in ebollizione. Non so se sono stato chiaro.  
January 16

Bohème

Dovrei studiare letteratura latina, ma c'è tempo... Mi sveglio tardi, più che altro alle dieci, vado a letto alle due dopo aver letto (interessante il bisticcio). M'attira la bohème, questa vita sregolata ma dall'interno, senza alcuna attinenza con la cosiddetta società. Lo so, sono in contraddizione, ma non è la coerenza che m'interessa in questo momento. L'educazione, la famiglia, la casa, Salso del cazzo, l'università, le istituzioni, le convenzioni... Tutto ciò mi fa irrigidire, mi inibisce, mi fa essere bravo ragazzo e tutto il resto... Ma sono stati proprio il liceo classico, l'università, le cose e le amicizie che ho trovato in questi luoghi, a farmi capire che la cosa più desiderabile per un uomo minimamente razionale del XXI secolo (tra l'altro è insensata questa cosa che il secolo è il 21esimo ma siamo nel 2000...) è impazzire. Ora vado a costruire e distruggere la letteratura latina da Tiberio ai Cristiani. Arrivederci

Ric
December 15

Il cavaliere e il giullare

Periodo di alti e bassi, come al solito... Discussione profonda ieri sera al Devils, sul nostro stato indisposto di giovinastri decadenti (ma non nel senso letterario, proprio nel senso esistenziale), addormentati alla vita, con le orecchie ronzanti di un sommesso sottofondo, una nenia che riappare a tratti e che sembra dire: nulla. Solitudine malcelata, avvertimento di una "nuova vita, ma senza genitori" (il leopardo la indovina sempre), di un deserto da percorrere a fatica e senz'acqua. Temo di essere troppo complicato, alla fine sono i buffoni, nel Settimo Sigillo di Bergman, quelli che si salvano dalla Morte e il cavaliere tormentato da mille domande deve cederLe come a un nobile signore. Bisognerebbe cercare di guardare alla vita senza questa percezione di un velo, un doppio strato, una menzogna profonda e riperpetrata. Senza farsi troppe paranoie, insomma. E' difficile, ma è l'unica... Almeno nei rapporti con gli altri: cercare di essere sempre chiari e coraggiosi, di non tenere nascosti i propri dubbi ma svelarli e discuterli... Come abbiamo fatto ieri sera, e sarebbe sempre bello fare... Magari ad altre ore più consone (ma in realtà non c'è mai tempo per ciò che è fuori dal tempo: solo parentesi, incisi, oasi insperate per una sosta nel deserto).
Ma ora c'è da vivere, mettere da parte almeno un attimo gli schermi, le remore, i dubbi striscianti di autoreferenzialità totale e ineludibile e di misero nonsenso. Voglio essere il buffone, il pazzo, il vagabondo che canta canzoni sognanti alla gente per strada... E sa trasfigurare la malinconia e il grido di dolore della vita in una filastrocca flautata per bambini. Seguitemi.      
November 27

Fenomeno ed extra-temporale

Termino oggi il mio periodo lavorativo presso Binario Immagine e Comunicazione, agenzia di comunicazione parmigiana; un'esperienza buona, a parte le mansioni ripetitive e meccaniche cui sono stato assegnato. Ma poi stamattina saluti calorosi, un presente d'addio sottoforma di gustosissimi gianduiotti, e soprattutto la percezione di aver avuto un bel rapporto con alcune persone là dentro. Che è tra le cose più importanti, sebbene il vago sospetto che sia triviale / l'affanno e l'ansimo dopo una corsa si insinua sempre; che il mondo sia fenomeno della volontà. Eppure com'è dolce sentirsi amati e apprezzati, come ci scaldano il cuore un sorriso o una bella parola; pensate, potrebbe essere tutto solo deteriore slancio dell'Ego che si desidera e si affanna ad affermarsi. Ma smemoro.
 
Mi rifugio in ciò che non ha tempo, dato che è impossibile credere a questa presuntuosa e auto-referenziale misura dell'umano specchiantesi estasiato, presente alla sua / fragilità, e facente di questa un orgoglioso vessillo, da srotolare poi sull'eterno a coprirlo e regolarizzarlo in secoli, millenni, miliardi di anni... E poi? Dove si dà il limite a questa incredibile storia? Stat Roma pristina nomine nomina nuda tenemus. Dove sono finiti gli infiniti ammennicoli che trastullavano i beati evi antichi? Fino a dove si può risalire? Fino al nulla prima del grande botto? Si può riporre ancora fiducia nella comprensione, nel capire, nell'inadeguatezza e nella sterilità della noiosissima successione causa ed effetto, causa ed effetto, fino ad un principio che non esiste?
 
La bocca della Sibilla, che non dice ma indica, e la sua voce attraversa i millenni; un suono di demone che mi appartiene fin da bambino; le 32 battute iniziali delle Goldberg, e quelle finali, con tutto quello che c'è in mezzo; il girasole impazzito di luce; l'anguilla, torcia, frusta / freccia d'amore in terra; il battito all'inizio e alla fine di Dark Side; Abbey Road, e la presunzione ludica dei Beatles... Tutto ciò non si capisce, non si spiega, non fa parte del mondo dei rapporti conseguenti e razionali; è fuori dal tempo, dallo spazio, dalla materia... Contemplazione paga di se stessa, anguilla scintillante e repentina che sfugge con slancio abrupto dalla storia. Ma smemoro.
Ritorno al fenomeno, alla vita dei telefoni, delle strade, delle persone... Certo, l'umano mi appartiene e richiama, prepotente, a sè i miei desideri. Ed io mi trascino dolorosamente senza meta, come / accade a noi se siamo ancora in vita / o era un inganno crederlo. Si slitta.

Ric      
November 20

Live report - The Fiery Furnaces

17 Novembre - Fiery Furnaces live. Vincendo la mia naturale ributtanza alla macchina, tolgo la jeep del babbo brontolante e mi avvio in direzione Milano, al Musicdrome di via Paravia 59, in compagnia della Ginnie e di un Nicola Carra malatiCCio e febbriCitante, ma stoico nel mantenere la parola data. Incredibilmente, il viaggio fila liscissimo, limito al minimo gli svarioni automobilistici e cose simili, cosicché già alle 20 circa siamo davanti al locale. Il tempo di scantonare tra i vicoli freddi di un quartiere solitario e malinconico, per rimediare una cioCColata presso un bar naturalmente cinese, ed ecco che al nostro ritorno il posto si è già animato. Entriamo.  L'atmosfera è subito di mio gradimento: musica non troppo alta, penombra di luci rosate, due tribune con divanetti e poltroncine per sedersi... Insomma, l'idea di un luogo raccolto e tranquillo, perfetta sede di un concerto puramente alternative. Dopo l'oscena esibizione di un gruppo-spalla italiano insignificante, malamente assortito di 5 emo inutilmente esaltati, ecco che viene il loro momento. Chiaramente, mi ero assicurato il posto in primissima fila già da subito, a costo di sorbirmi per circa un'ora smorfie e rumoracci della suddetta band di supporto. Prima cosa da notare: vabbene, i Fiery Furnaces (per la cronaca, fratello e sorella, Matt e Eleanor Friedberger, lei alla voce lui alle tastiere, + un bassista e un batterista) non sono nessuno, eppure sono loro in persona che vengono a sistemare gli strumenti, adddirittura ad aiutare nello smantellamento dell'attrezzatura gli sciagurati emo; passano tranquillamente davanti al pubblico in attesa, salutano, vanno avanti e indietro, Matt viene a provare le tastiere... Insomma, c'è già un atteggiamento disteso, naturale, senza divismi nè balle simili. Eleanor (che donna!) ci passa davanti con un cappotto lungo di panno che le sta a pennello, come gli stivaletti a punta, del resto. Poi cominciano.
 
Ed è fantastico come me lo aspettavo. Eleanor si è tolta il soprabito e sfoggia una deliziosa camicetta rosa da hippy, con un pendaglio azzurro al collo. E' fragile ed evanescente, una bambina timida che canta filastrocche immaginifiche ad altri bambini. Matt è comunque un valido musicista, e crea suoni impensati con le sue tre tastiere; il bassista praticamente fa anche il chitarrista, mercé un pedale distorsore abilmente usato; il batterista fa il suo dovere. Grande libertà, continui cambiamenti di atteggiamento, medley inaspettati di più canzoni... Tutto stranissimo, tutto bellissimo.
E alla fine, al momento dei bis, Eleanor si fa avanti al bordo del palco e chiede a noi! Mi sente mentre urlo: "Blueberry Boat" e dice a Matt: "Blueberry Boat?". Il fratello annuisce. La fanno ed è l'ultima. Applausi, urla, il gruppo esce di scena.
 
Senonché, pochi minuti dopo essersi rintanati dietro le quinte, ecco che i due fratelli, sempre tranquilli e naturali al massimo, scendono dal palco e si mettono lì davanti a sorseggiare birra, parlare un po' con tutti, firmare autografi, fare foto... Io, già in sollucchero per tutto ciò che avevo visto e sentito, mi avvicino ad Eleanor, pronto a dichiararle il mio amore: lascio scemare il crocchio formatosi intorno a lei, e finalmente le stringo la mano: "Very good show". E lei, sorridendo: "Oh, thanks for the requests". "I requested Blueberry Boat, by the way". "Oh, I remember" (si ricordava!).... "Can I kiss you?". "Oh, yes...". Bacio. Che serata!   
November 14

Nuovi rumori

 
Brevia per rompere un po' il silenzio (muovere le acque, girare intorno, volgere e stravolgere... E' tutto qui, no?) e per accontentare l'amico Julz. Leggo Schopenauer e Amleto, musicalmente sono un po' confuso ma penso che la versione edulcorata e vulgata dei Beatles che ci viene comunemente proposta nasconda in realtà una ricchezza forse inestimabile e insuperabile; ascolti di Bach, Variazioni Goldberg più che altro, e grande emozione provata all'esecuzione dell'Arte della Fuga sentita a Piacenza da Rahmin Barami. Il bisogno di costruzioni sistematiche, di strutture compiute e solide, come Bach appunto, come Shakespeare, o "Il mondo come volontà e rappresentazione": la sregolatezza, la pazzia, la lacerazione della realtà, la risposta a Dioniso non vengono da un facile rifiuto degli schemi, della storia, della vita come è stata e com'è; a meno che - beninteso - non si abbia un dono innato alla Campana, o che ne so alla Gesù Cristo, per dire. Si parte dalla norma, la si accetta, la si affina e combina con altre per arrivare ad una struttura sempre più complessa, fino a giungere ad un punto di non ritorno, quando l'intensità dell'umano è tale da superarsi, trascendersi, e giungere all'annullamento di sè, al sovrumano. Questo l'ho sentito nell'Arte della fuga. Comunque conto di approfondire il ramo della mistica. O è solo un sogno, un sogno di oblio lontano... Fine della parte riservata all'extratemporale, alla conoscenza pura, alla contemplazione.
 
Per il resto, i miei rapporti interpersonali continuano a deficitare, in particolare con le ragazze. Ho qualche remora verso confessioni di questo tipo, ma in fin dei conti stiamo parlando di fenomeno, e comunque mi va. Il sesso è un problema non indifferente, c'è da ammetterlo, e probabilmente si congiunge in me con una certa rigidità congenita ai commerci umani, che mi appaiono come un gran casino, un coacervo di forze contrastanti, spesso di desideri e volontà dissimulati, di falsità e finzione... Ma purtroppo ci sono dentro, e fino al collo... Faccio quello che posso, e devo ammettere che finora mi è riuscito male. Non so, avverto strisciante e lievissimo un senso di pericolo, di caduta, di vuoto (la paura dei grandi silenzi quando non c'è più niente da dirsi), che mi tiene e mi impedisce tante volte di lasciarmi andare.
Come al solito, non posso trasmettere altro che grande confusione, mancanza di risposte, problemi continui; ma c'è, pure tra alti e bassi, un respiro profondo e consolatorio, dolcissimo, che tante volte mi conforta dall'assenza di abbracci: è quel soffio, quella sensazione di vita, di anelito, di rialzare la testa e sentire di essere animati da qualcosa, una forza che si impadronisce di te e ti sconvolge (rimane il dubbio strisciante, quasi certezza, che tutto non sia nient'altro che volontà, egoista e anelante all'infinito nulla; ma vedremo).   
September 03

Dualismo

Momenti di grande incertezza, come sempre del resto. Cominciamo dalle cose importanti e positive: sto leggendo più del solito. Contrariamente a quanto di solito si pensa di me, io non ho mai letto molto, cosa che confesso con vergogna essendo iscritto a lettere e avendo passioni in questo ambito... In ogni modo, in questo periodo imperversano le letture filosofiche, una strada apertami dal benemerito Julz, che in una delle nostre discussioni citò il Gorgia, suscitando una volta di più la mia vergogna per non aver mai letto nessun'opera del sommo Platone. Cominciai dunque, appassionandomi sempre più, e acquistai in una libreria di Parma La repubblica, due libri veramente interessantissimi e vastissimi, che in tempi funesti e confusionari come i nostri appaiono a guisa d'oasi nel deserto. Eppoi Friedrich Wilhelm Nietzsche e Arthur Schopenhauer, due territori per il momento intravisti da lontano ma che non vedo l'ora di raggiungere... Di tutti loro mi colpisce lo straniamento, la ferma convinzione che non bisogna avere le mani in pasta con quella che comunemente si chiama realtà, e in realtà è solo immagine. La strada è lunga e faticosa, ma è bello alzare la testa dopo un passaggio particolarmente denso e sublime, e sentire di poter respirare, di perdersi in un mondo dove per qualche istante si dimenticano le contingenze, la storia, la stanchezza del lavoro e della vita, i mille inganni artefatti e logoranti della cosiddetta società, o, peggio, civiltà.
 
L'altra novità, diametralmente opposta, è che sono entrato nel mondo del lavoro, bassa manovalanza catalogatrice in un'agenzia di comunicazione. Non posso dire di esserne entusiasta, la vivo come una necessità da affrontare il più serenamente possibile. Certo, sono otto ore al giorno con le mani nella pasta di cui sopra; ma, se può voler dire qualcosa, con La repubblica nella tasca della giacca e con un sentimento di leggero disgusto verso le affannose preoccupazioni di chi crede / che la realtà sia quella che si vede. All that's not life for men and women, direbbe Joyce. Ma tant'è. Torno a casa dopo dodici ore di degenza parmigiana, pensando che l'unica liberazione possibile è quella interiore, uindica te tibi, liberati per te stesso, fa della tua interiorità una roccaforte inespugnabile. E' chiaro, siamo compromessi, ma posso ancora sperare di salvare la vera essenza di me stesso, il mio pensiero, le mie idee. Sì, forse è ben poca cosa, otto ore contro due o tre, tonnellate di inchiostri quotidiani vaneggianti contro un libriccino sgualcito nella tasca di un insignificante e schiavizzato ventenne. Ma è l'unica cosa che mi rimane: credo pochissimo alle rivoluzioni esteriori, molto a chi cambia dentro. Più al silenzio che alle urla scomposte. La più vera ragione è di chi tace / il canto che singhiozza è un canto di pace. E qualcosa si muove mentre scrivo questi versi. E' una consolazione infinita di fronte ad una realtà sempre più insostenibile, sempre più piena di macchine, folle, agitazione, schizofrenia, sorrisi tirati, insensatezza. A volte mi sembra di soffocare. Respiro a tratti, per poi subito ritornare in apnea. Meno male che ci sono i libri, i dischi, le serate tranquille ad ascoltare un po' di musica dal vivo con pochi amici e a parlare con loro... Per il resto sono tutti muri, e credetemi sono tanti.
E' tutto così tremendamente difficile... 
July 31

Ancora per colui che ama Dio

Beh dai, Julz, mi sembra che siamo d'accordo su molti, quasi tutti i punti principali del discorso... Questo mi fa piacere, però mi fa anche pensare... So che è una riflessione insolubile e so che meriterebbe uno spazio ancora più ampio, ma ho uno dei miei soliti dubbi striscianti.
Cioè mi sembra di poter dire, anche sulla base di questo nostro scambio telematico, che le connotazioni religiose e di pensiero (quelle vere, come sopra) non contano (quasi) nulla; conta invece, come dici tu, la sensibilità... Per l'appunto: questa capacità di sentire e di dialogare, di pensare, di interessarci, di soffrire... Insomma, questo bisogno di riempirci dentro, perché mai ce l'abbiamo solo in pochi, perché è così difficile da esternare agli altri? Perché molto spesso dobbiamo tenercelo lì come un dolore da scontare da soli? Perché lo dobbiamo soffocare, se è solo questo che ci infonde il rispetto per la vita, per un uomo migliore, in una parola se ci permette di fare parte degli esseri umani?
[Evidentemente, sono domande urlate nel buio senza risposta, come sempre, almeno per me, e comunque dolci vaneggiamenti di un attimo (Tra l'altro, è interessantissimo e direi fondamentale il rapporto tra etica ed estetica: chi sa conoscere la bellezza artistica e in generale umana è in grado anche di costruire morale e comportamento secondo bellezza)...]
E' chiaro, non ci stiamo scambiando pareri specifici su argomenti specifici, stiamo solo girando attorno alle questioni che incidono da sempre il più alto pensiero umano...
 
Comunque, suggestioni sconclusionate a parte, l'esemplificazione che mi chiedi è molto semplice: un giorno ho avuto una discussione con mia zia, fervente cattolica, e di fronte alla mia posizione di disperato/senza fede, lei ebbe a dire, non sapendo come scardinare altrimenti le mie argomentazioni: "... ma guarda che [la fede] è l'unica possibilità di salvezza". Ora che ci penso, mi fa venire in mente Leopardi nel "Dialogo di Tristano e un amico", dove si afferma più o meno che i mariti di tutto il mondo continuano a credere che le mogli sono fedeli anche se in molti casi ciò è palesemente falso... Purtroppo gli uomini hanno bisogno di certezze: io non dico che non ci siano, ma  è molto difficile trovarle. Perciò non mi va di credere a qualcosa solamente perché mi fa sentire sicuro: cosa che fanno invece, per quello che mi sembra di vedere, i cattolici per la grande maggioranza. I cattolici che vanno a fare le foto col cellulare al papa morto, che non vanno a votare al referendum sulla fecondazione artificiale, che votano casini o mastella o rutelli o berlusconi magari con la benedizione di parroci e cardinali; insomma, la fede che diventa sistema di potere e sicurezza personale e sociale. Cazzo, Cristo è un rivoluzionario, uno che mette in crisi il sistema, i primi cristiani vivevano come in una società protocomunista, ed erano dei pescatori ignoranti: questi sono i fondamenti, ma non li vedo da nessuna parte. Ecco, adesso mi sono anche incazzato. Meno male, caro Julz, che c'è ancora qualcuno con cui si può parlare sul serio di certe cose...
 
Buona veglia  
 
Ric 
July 24

Dall'Ellade a Israele

[Pubblico come intervento (per non allungare all'infinito la pagina dei commenti) la mia risposta-prosecuzione alla proposta-opinione di Julz-Medio (non spaventatevi, non è così complicato come sembra...)]
 
 
Innanzitutto è un onore essere stato visitato da due esponenti di spicco del cattolicesimo problematico locale (spero la definizione vi piaccia), il Medio e Julz. Mi sento dunque in dovere di proseguire la discussione, che si è fatta direi molto interessante...
Di Cristo mi piace all'inverosimile una frase: "Non sono venuto a portare la pace, ma la spada". La vita è una guerra lacerante ed eterna... Di Cristo mi piace la sua volontà inalienabile di offrirsi al male, di farsene carico, di gridarlo e di vomitarlo, facendosi ferire in un corpo reale e dolorante fino al limite. La sua è sicuramente una storia che ha un valore immenso per qualsiasi uomo, e lui è sicuramente un esempio di quell'amore martoriato, sfigurato, difficilissimo di cui ho parlato e che sento giorno dopo giorno. Ma non posso dire né che ha vinto il male, né che è figlio di D(d?)io; e non perché la Chiesa mi sta sulle balle (riguardo alla Chiesa penso sia giusto un no comment), o perché sono un ateo del cazzo, o perché sono un depresso disamorato al trascendente... Solamente io credo alla fede del dubbio, della ricerca infinita, dellE verità con la minuscola, tutte fragili e pronte a cadere; a volte si insinua la strisciante impressione che fondamentalmente il cosmo se ne freghi di tutto, che il male sia l'unica forza onnipresente e onnipotente, che l'uomo sia in fondo un essere che si fa problemi inutili... Altre volte, invece, sono toccato da sensazioni profonde che mi fanno fremere e gridare e sperare...
So di essere abbastanza patetico, ma alla fine mi sento un bambino perduto tra le durezze del mondo (the child has grown the dream is gone), e in molti casi non ho ancora trovato il modo di difendermi: credo molto nell'arte, nell'ironia, nella disperazione, nelle persone che hanno bisogno di aiuto e in quelle che aiutano... In realtà, penso per molti versi di essere vicino al cristianesimo, ma a quello evangelico puro, francescano, pauperistico... Non so, penso che il problema sia questo: come succede per molte cose, abbiamo perso anche l'originarietà dell'essere cristiani: l'ho già scritto, a Maggio è venuto all'università un certo Maurizio Cecchetti, scrittore e critico d'arte dell'Avvenire, ed ha affermato: "La fede non risolve nessun problema". Allora ho pensato: forse non c'è tanta differenza tra i credenti, ma quelli veri, e i senza-dio, veri anche quelli, come me... Si tratta solo di modi diversi di gridare, di cercare amore e solidarietà... O almeno credo
 
Buona veglia
 
July 16

Hellàs

Quasi un mese di stallo... Merito della successione letteratura italiana-agnesini-fantasia, che spero si risolverà bene domani... Vengo da due settimane di storia greca e di impero ateniese... Pesante la cosa, però è interessante vedere come la storia sia di fatto un assurdo complicare le situazioni, perché non siamo capaci di accontentarci (desideriamo sempre quello che non c'è, Seneca, altro compagno di questi giorni) e vogliamo sempre più soldi, più onori, più comando, più sangue... In questo senso Pericle, messi da parte i marmi delle cartoline per turistoidi, è un (inttelligentissimo e valorosissimo) criminale, un dittatore avido di città e ricchezze... Purtroppo, bisogna concludere che tutta questa merda è l'uomo; migliaia di anni di merda, e i Greci del V secolo erano dei dilettanti... Noi siamo molto più bravi a complicarci la vita e soprattutto a fare finta di niente: viviamo nel peggiore periodo della storia (che è evidentemente una decadenza) eppure pensiamo di essere all'apice della civiltà umana (le magnifiche sorti e progressive). Almeno Pericle (e questo mi ha colpito tantissimo) lo diceva chiaro e tondo: la nostra è una tirannide, ed è stata inevitabile. Ovvero: siamo dei bastardi e non potevamo fare altrimenti. I Greci sono grandi non perché hanno inventato la democrazia (che era praticamente l'opposto della nostra), o peggio ancora perché ci hanno passato il concetto di libertà, come dicono i politicanti insipienti delle televisioni; sono grandi per l'esatto opposto, cioè perché sapevano che la libertà non può esistere. Una città che è al massimo della libertà, come Atene nel V secolo, non può evitare di esercitare oppressione sulle città più deboli, è costretta a essere violenta e distruttrice... E non c'è spiegazione: è una cosa che avviene inevitabilmente per la legge tremenda e imperscrutabile che governa l'uomo: la merda di cui sopra. 
In Grecia non è possibile il concetto di libertà che ci siamo fabbricati artificialmente noi: fare quello che ci pare, fregarsene della politica, rifiutare la comunità. Un uomo che non fa parte della città è un uomo inutile: e anche questo noi non lo diremmo mai... Insomma, siamo nelle mani di forze invincibili che ci portano a generare atrocità enormi; almeno cerchiamo di stare insieme, di darci una mano, di essere solidali l'un l'altro... Per l'uomo greco esercitare i propri diritti era uno dei più grandi piaceri: affermare che nonostante tutto ci diamo da fare, misuriamo il mondo fin dove possiamo e lottiamo contro le terribili forze che ci sconvolgono... Abbiamo perso anche questo, ora il più grande piacere potrebbe essere al massimo guardare la televisione...
 
Ora le mie uniche aspettative per il futuro sono quelle di un viaggio musical-itinerante con alcuni misantropi della mia schiatta, sperimentazioni inusitate sulla mia voce e sulle possibilità di superare la parola come imbroglio e ostacolo, infine un piccolo e lento avvicinamento al pianoforte jazz... Mettersi in contatto, anima e corpo, con un'armonia indicibile e aliena... Grazie di aver letto fino a qui, amico, credo nella tua vibrazione, credo ancora in qualcosa che si muove dentro alle persone... Buona veglia
 
P.S.: Julz, spero di essere stato soddisfacente... 
June 26

Non, Vita, perché tu sei nella notte

la rapida fiammata, e non per questi
aspetti della terra, e il cielo in cui
la mia tristezza orribile si placa:
ma, Vita, per le tue rose le quali
o non sono sbocciate ancora o già
disfannosi, pel tuo Desiderio
che lascia come al bimbo della favola
nella man ratta solo delle mosche,
per l'odio che portiamo ognuno al noi
del giorno prima, per l'indifferenza
di tutto ai nostri sogni più divini,
per non potere vivere che l'attimo
al modo della pecora che bruca
pel mondo questo o quello cespo d'erba
e ad esso s'interessa unicamente,
pel rimorso che sta in fondo ad ogni
vita, d'averla inutilmente spesa,
come la feccia in fondo del bicchiere,
per la felicità grande di piangere,
per la tristezza eterna dell'Amore,
per non sapere e l'infinito buio...
 
per tutto questo amaro t'amo, Vita.

(Camillo Sbarbaro)

Mi tormenta. E' così tremendamente vera. Sbarbaro era un nottambulo. Diffido di chi vive di giorno. Buona veglia

 
June 16

Brevia

Oggi mia nonna mi ha detto che nella farina del supermercato c'è 50 volte meno di elementi nutritivi, rispetto a quella che fanno gli agricoltori. Vado per strada, incrocio bambinetti di undici-dodici anni e mi fanno paura per la loro supponenza, per la loro a-problematicità di fronte al mondo. E intanto sulle strade grigie le macchine, i camion, i motori perpetuano la loro litania, fedele cadenza di carioca, nera. Ne respiro i fumi. Sorprende come sia difficile parlare alle persone delle cose più importanti, il futuro, la vita, la voglia di spaccare tutto e andare a fare il vagabondo eppure com'è dolce avere una casa e un caldo vicino... Non riesco a pensare ad altro, sono preoccupato di me e di quello che mi circonda, non posso sopportare di stare a studiare scienze del'antichità e informatica, e neppure che tutta vestita a festa la gioventù del loco lascia le case e per le vie si spande e mira ed è mirata e in cor s'allegra... Mentre il mondo sta bruciando e il fumo arriva fino a noi. Di cosa ti allegri? Lo so sono molto pesante, triste, e non me ne compiaccio... Veramente mi manca la leggerezza, è questione di indole, che volete farci? Non voglio più partecipare alla servitù, alla resa, alla decadenza, non ce la faccio a stare qui a ridere e a fare delle cazzate... Mi sembra di perdere tempo. 
June 02

Due di notte

Un altro notturno, più profondo stavolta: ma tanto forti sono le scariche elettriche. Torno dal Dragoon, serata campale si direbbe vista la massa di persone concentrata proprio lì... Non so, non riesco ad apprezzare questo divertimento che tutti cercano quasi come una boccata d'aria: ok, per tutta la settimana mi sono rotto i coglioni su libri di cui non mi importa niente, ma stasera... eh, sì, stasera finalmente si esce!!! E vaffanculo e diventa un trentenne depresso single che aspetta solo di andare in discoteca il week-end... Riesco solo a parlare faccia a faccia con uno, magari con un po' di musica tranquilla intorno, un piccolo gruppo di amici... Ok sono orrendamente bucolico, però cazzo non è quel casino di urla e drink colorati e sigarette etc. etc. che voglio: ci sottomettono, ci imprigionano in scuole e lavori che fanno di tutto per essere odiosi e privi di qualsiasi interesse, e poi ci nutrono di televisione e di soldi e ci lasciano un cazzo di sabato sera per sfogare non si sa quali istinti repressi... O no? Chi ha detto che bisogna fare cose che non ci prendono, che non ci interessano? Per poi rimanere perennemente insoddisfatti e ingannarci pensando che la vera libertà sia quella di un venerdì o di un sabato fuori? Bisogna cambiare la testa, capite? Aprirsi, vedere, capire, conoscere, "studiare"... Sono queste le vere libertà. Rovescia ciò che è dato; picchia picchia picchia la testa contro il muro; insonne; non ha vita privata, perché urla tutto il tempo, urla scariche elettriche colorate dalla bocca; sta male e non vuole stare meglio. L'infelicità non m'è infelice, la felicità non esiste. Il resto che cosa conta? Conta questa agitazione continua, l'unica cosa che può fuggire ai martelli dell'oppressione... Fame, magrezza, non so come dirvelo, comunque c'è e non lascia in pace per fortuna e non la voglio perdere. Per il resto, solo grandissime balle. Buona veglia. Ah. Un chitarrista che fosse interessato ad un trio acustico è bene accetto. Unico requisito: passione logorante. Non so se ho reso l'idea.
May 26

Notturno

 
Ritorno da un'intera nottata in piazza a Fidenza, con Niccolò, a fare la guardia alle attrezzature del tendone sotto cui ieri sera ha parlato Marco Travaglio. Inutile sottolineare la grandezza dell'uomo, due ore e mezza di passione civile come stile di vita, quasi come mania, bastava vedere il calore del discorso e le sue vibrazioni nell'aria di una città finalmente viva (a Salso solo per dormire, che è come morire); e poi la sua straordinaria disponibilità nonostante a mezzanotte non avesse ancora mangiato, eppure era lì, ancora lì ironico e aristocratico come pochi. Si dovevano per l'appunto curare tutta la notte lo schermo video, il mixer, le casse, et altri marchingegni di proprietà dell'illustrissimo dott. Gilberto Berzolla detto Gibo, responsabile della parte tecnica del tutto: lui preoccupatissimo, ma noi al contrario armati di grande ironia travagliesca e leggerezza, io e lo scalcinato batterista dei miei stivali, ci apprestiamo ad una veglia mai prima esperimentata. Grazie al conforto prima del trio Verte-Leonardo-Ginnie e poi del solitario Marco Bandiera, fin verso le 4 tutto fila senza neanche che ce n'accorgiamo. Poi c'è il ritiro nella fiat Bravo del Vernazza con dormiveglia fino alle 7. Il risveglio definitivo è propiziato da un provvidenziale "Sguardo contemporaneo" di Bugo, poi da un primo caffé. Salutato Niccolò alle prese con una insidiosa simulazione di II prova, me ne resto solo per un'ora circa. Ed è un attimo estrarre i "Canti Orfici" di Campana dallo zaino. Uscito da una notte reale, mi immergo in quella assoluta del poeta notturno e ne scopro a poco a poco i misteri, il nero, e il sentimento della notte perenne (la sua e la mia, appena passata) mi accompagna lungo tutto il mattino, passato con la Ginnie in biblioteca ancora sugli Orfici. Due ore di sonno, ma per fortuna persistono le scariche elettriche, soprattutto dopo quella lettura mistica e difficile, che ha lasciato ombre imprendibili nella mia testa ancora un po' rintronata... Ma non dormo, c'è troppa notte da vegliare...     
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Francy