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November 27 Fenomeno ed extra-temporaleTermino oggi il mio periodo lavorativo presso Binario Immagine e Comunicazione, agenzia di comunicazione parmigiana; un'esperienza buona, a parte le mansioni ripetitive e meccaniche cui sono stato assegnato. Ma poi stamattina saluti calorosi, un presente d'addio sottoforma di gustosissimi gianduiotti, e soprattutto la percezione di aver avuto un bel rapporto con alcune persone là dentro. Che è tra le cose più importanti, sebbene il vago sospetto che sia triviale / l'affanno e l'ansimo dopo una corsa si insinua sempre; che il mondo sia fenomeno della volontà. Eppure com'è dolce sentirsi amati e apprezzati, come ci scaldano il cuore un sorriso o una bella parola; pensate, potrebbe essere tutto solo deteriore slancio dell'Ego che si desidera e si affanna ad affermarsi. Ma smemoro.
Mi rifugio in ciò che non ha tempo, dato che è impossibile credere a questa presuntuosa e auto-referenziale misura dell'umano specchiantesi estasiato, presente alla sua / fragilità, e facente di questa un orgoglioso vessillo, da srotolare poi sull'eterno a coprirlo e regolarizzarlo in secoli, millenni, miliardi di anni... E poi? Dove si dà il limite a questa incredibile storia? Stat Roma pristina nomine nomina nuda tenemus. Dove sono finiti gli infiniti ammennicoli che trastullavano i beati evi antichi? Fino a dove si può risalire? Fino al nulla prima del grande botto? Si può riporre ancora fiducia nella comprensione, nel capire, nell'inadeguatezza e nella sterilità della noiosissima successione causa ed effetto, causa ed effetto, fino ad un principio che non esiste?
La bocca della Sibilla, che non dice ma indica, e la sua voce attraversa i millenni; un suono di demone che mi appartiene fin da bambino; le 32 battute iniziali delle Goldberg, e quelle finali, con tutto quello che c'è in mezzo; il girasole impazzito di luce; l'anguilla, torcia, frusta / freccia d'amore in terra; il battito all'inizio e alla fine di Dark Side; Abbey Road, e la presunzione ludica dei Beatles... Tutto ciò non si capisce, non si spiega, non fa parte del mondo dei rapporti conseguenti e razionali; è fuori dal tempo, dallo spazio, dalla materia... Contemplazione paga di se stessa, anguilla scintillante e repentina che sfugge con slancio abrupto dalla storia. Ma smemoro.
Ritorno al fenomeno, alla vita dei telefoni, delle strade, delle persone... Certo, l'umano mi appartiene e richiama, prepotente, a sè i miei desideri. Ed io mi trascino dolorosamente senza meta, come / accade a noi se siamo ancora in vita / o era un inganno crederlo. Si slitta.
Ric November 20 Live report - The Fiery Furnaces17 Novembre - Fiery Furnaces live. Vincendo la mia naturale ributtanza alla macchina, tolgo la jeep del babbo brontolante e mi avvio in direzione Milano, al Musicdrome di via Paravia 59, in compagnia della Ginnie e di un Nicola Carra malatiCCio e febbriCitante, ma stoico nel mantenere la parola data. Incredibilmente, il viaggio fila liscissimo, limito al minimo gli svarioni automobilistici e cose simili, cosicché già alle 20 circa siamo davanti al locale. Il tempo di scantonare tra i vicoli freddi di un quartiere solitario e malinconico, per rimediare una cioCColata presso un bar naturalmente cinese, ed ecco che al nostro ritorno il posto si è già animato. Entriamo. L'atmosfera è subito di mio gradimento: musica non troppo alta, penombra di luci rosate, due tribune con divanetti e poltroncine per sedersi... Insomma, l'idea di un luogo raccolto e tranquillo, perfetta sede di un concerto puramente alternative. Dopo l'oscena esibizione di un gruppo-spalla italiano insignificante, malamente assortito di 5 emo inutilmente esaltati, ecco che viene il loro momento. Chiaramente, mi ero assicurato il posto in primissima fila già da subito, a costo di sorbirmi per circa un'ora smorfie e rumoracci della suddetta band di supporto. Prima cosa da notare: vabbene, i Fiery Furnaces (per la cronaca, fratello e sorella, Matt e Eleanor Friedberger, lei alla voce lui alle tastiere, + un bassista e un batterista) non sono nessuno, eppure sono loro in persona che vengono a sistemare gli strumenti, adddirittura ad aiutare nello smantellamento dell'attrezzatura gli sciagurati emo; passano tranquillamente davanti al pubblico in attesa, salutano, vanno avanti e indietro, Matt viene a provare le tastiere... Insomma, c'è già un atteggiamento disteso, naturale, senza divismi nè balle simili. Eleanor (che donna!) ci passa davanti con un cappotto lungo di panno che le sta a pennello, come gli stivaletti a punta, del resto. Poi cominciano.
Ed è fantastico come me lo aspettavo. Eleanor si è tolta il soprabito e sfoggia una deliziosa camicetta rosa da hippy, con un pendaglio azzurro al collo. E' fragile ed evanescente, una bambina timida che canta filastrocche immaginifiche ad altri bambini. Matt è comunque un valido musicista, e crea suoni impensati con le sue tre tastiere; il bassista praticamente fa anche il chitarrista, mercé un pedale distorsore abilmente usato; il batterista fa il suo dovere. Grande libertà, continui cambiamenti di atteggiamento, medley inaspettati di più canzoni... Tutto stranissimo, tutto bellissimo.
E alla fine, al momento dei bis, Eleanor si fa avanti al bordo del palco e chiede a noi! Mi sente mentre urlo: "Blueberry Boat" e dice a Matt: "Blueberry Boat?". Il fratello annuisce. La fanno ed è l'ultima. Applausi, urla, il gruppo esce di scena. Senonché, pochi minuti dopo essersi rintanati dietro le quinte, ecco che i due fratelli, sempre tranquilli e naturali al massimo, scendono dal palco e si mettono lì davanti a sorseggiare birra, parlare un po' con tutti, firmare autografi, fare foto... Io, già in sollucchero per tutto ciò che avevo visto e sentito, mi avvicino ad Eleanor, pronto a dichiararle il mio amore: lascio scemare il crocchio formatosi intorno a lei, e finalmente le stringo la mano: "Very good show". E lei, sorridendo: "Oh, thanks for the requests". "I requested Blueberry Boat, by the way". "Oh, I remember" (si ricordava!).... "Can I kiss you?". "Oh, yes...". Bacio. Che serata! November 14 Nuovi rumoriBrevia per rompere un po' il silenzio (muovere le acque, girare intorno, volgere e stravolgere... E' tutto qui, no?) e per accontentare l'amico Julz. Leggo Schopenauer e Amleto, musicalmente sono un po' confuso ma penso che la versione edulcorata e vulgata dei Beatles che ci viene comunemente proposta nasconda in realtà una ricchezza forse inestimabile e insuperabile; ascolti di Bach, Variazioni Goldberg più che altro, e grande emozione provata all'esecuzione dell'Arte della Fuga sentita a Piacenza da Rahmin Barami. Il bisogno di costruzioni sistematiche, di strutture compiute e solide, come Bach appunto, come Shakespeare, o "Il mondo come volontà e rappresentazione": la sregolatezza, la pazzia, la lacerazione della realtà, la risposta a Dioniso non vengono da un facile rifiuto degli schemi, della storia, della vita come è stata e com'è; a meno che - beninteso - non si abbia un dono innato alla Campana, o che ne so alla Gesù Cristo, per dire. Si parte dalla norma, la si accetta, la si affina e combina con altre per arrivare ad una struttura sempre più complessa, fino a giungere ad un punto di non ritorno, quando l'intensità dell'umano è tale da superarsi, trascendersi, e giungere all'annullamento di sè, al sovrumano. Questo l'ho sentito nell'Arte della fuga. Comunque conto di approfondire il ramo della mistica. O è solo un sogno, un sogno di oblio lontano... Fine della parte riservata all'extratemporale, alla conoscenza pura, alla contemplazione.
Per il resto, i miei rapporti interpersonali continuano a deficitare, in particolare con le ragazze. Ho qualche remora verso confessioni di questo tipo, ma in fin dei conti stiamo parlando di fenomeno, e comunque mi va. Il sesso è un problema non indifferente, c'è da ammetterlo, e probabilmente si congiunge in me con una certa rigidità congenita ai commerci umani, che mi appaiono come un gran casino, un coacervo di forze contrastanti, spesso di desideri e volontà dissimulati, di falsità e finzione... Ma purtroppo ci sono dentro, e fino al collo... Faccio quello che posso, e devo ammettere che finora mi è riuscito male. Non so, avverto strisciante e lievissimo un senso di pericolo, di caduta, di vuoto (la paura dei grandi silenzi quando non c'è più niente da dirsi), che mi tiene e mi impedisce tante volte di lasciarmi andare. Come al solito, non posso trasmettere altro che grande confusione, mancanza di risposte, problemi continui; ma c'è, pure tra alti e bassi, un respiro profondo e consolatorio, dolcissimo, che tante volte mi conforta dall'assenza di abbracci: è quel soffio, quella sensazione di vita, di anelito, di rialzare la testa e sentire di essere animati da qualcosa, una forza che si impadronisce di te e ti sconvolge (rimane il dubbio strisciante, quasi certezza, che tutto non sia nient'altro che volontà, egoista e anelante all'infinito nulla; ma vedremo). |
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