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    July 31

    Ancora per colui che ama Dio

    Beh dai, Julz, mi sembra che siamo d'accordo su molti, quasi tutti i punti principali del discorso... Questo mi fa piacere, però mi fa anche pensare... So che è una riflessione insolubile e so che meriterebbe uno spazio ancora più ampio, ma ho uno dei miei soliti dubbi striscianti.
    Cioè mi sembra di poter dire, anche sulla base di questo nostro scambio telematico, che le connotazioni religiose e di pensiero (quelle vere, come sopra) non contano (quasi) nulla; conta invece, come dici tu, la sensibilità... Per l'appunto: questa capacità di sentire e di dialogare, di pensare, di interessarci, di soffrire... Insomma, questo bisogno di riempirci dentro, perché mai ce l'abbiamo solo in pochi, perché è così difficile da esternare agli altri? Perché molto spesso dobbiamo tenercelo lì come un dolore da scontare da soli? Perché lo dobbiamo soffocare, se è solo questo che ci infonde il rispetto per la vita, per un uomo migliore, in una parola se ci permette di fare parte degli esseri umani?
    [Evidentemente, sono domande urlate nel buio senza risposta, come sempre, almeno per me, e comunque dolci vaneggiamenti di un attimo (Tra l'altro, è interessantissimo e direi fondamentale il rapporto tra etica ed estetica: chi sa conoscere la bellezza artistica e in generale umana è in grado anche di costruire morale e comportamento secondo bellezza)...]
    E' chiaro, non ci stiamo scambiando pareri specifici su argomenti specifici, stiamo solo girando attorno alle questioni che incidono da sempre il più alto pensiero umano...
     
    Comunque, suggestioni sconclusionate a parte, l'esemplificazione che mi chiedi è molto semplice: un giorno ho avuto una discussione con mia zia, fervente cattolica, e di fronte alla mia posizione di disperato/senza fede, lei ebbe a dire, non sapendo come scardinare altrimenti le mie argomentazioni: "... ma guarda che [la fede] è l'unica possibilità di salvezza". Ora che ci penso, mi fa venire in mente Leopardi nel "Dialogo di Tristano e un amico", dove si afferma più o meno che i mariti di tutto il mondo continuano a credere che le mogli sono fedeli anche se in molti casi ciò è palesemente falso... Purtroppo gli uomini hanno bisogno di certezze: io non dico che non ci siano, ma  è molto difficile trovarle. Perciò non mi va di credere a qualcosa solamente perché mi fa sentire sicuro: cosa che fanno invece, per quello che mi sembra di vedere, i cattolici per la grande maggioranza. I cattolici che vanno a fare le foto col cellulare al papa morto, che non vanno a votare al referendum sulla fecondazione artificiale, che votano casini o mastella o rutelli o berlusconi magari con la benedizione di parroci e cardinali; insomma, la fede che diventa sistema di potere e sicurezza personale e sociale. Cazzo, Cristo è un rivoluzionario, uno che mette in crisi il sistema, i primi cristiani vivevano come in una società protocomunista, ed erano dei pescatori ignoranti: questi sono i fondamenti, ma non li vedo da nessuna parte. Ecco, adesso mi sono anche incazzato. Meno male, caro Julz, che c'è ancora qualcuno con cui si può parlare sul serio di certe cose...
     
    Buona veglia  
     
    Ric 
    July 24

    Dall'Ellade a Israele

    [Pubblico come intervento (per non allungare all'infinito la pagina dei commenti) la mia risposta-prosecuzione alla proposta-opinione di Julz-Medio (non spaventatevi, non è così complicato come sembra...)]
     
     
    Innanzitutto è un onore essere stato visitato da due esponenti di spicco del cattolicesimo problematico locale (spero la definizione vi piaccia), il Medio e Julz. Mi sento dunque in dovere di proseguire la discussione, che si è fatta direi molto interessante...
    Di Cristo mi piace all'inverosimile una frase: "Non sono venuto a portare la pace, ma la spada". La vita è una guerra lacerante ed eterna... Di Cristo mi piace la sua volontà inalienabile di offrirsi al male, di farsene carico, di gridarlo e di vomitarlo, facendosi ferire in un corpo reale e dolorante fino al limite. La sua è sicuramente una storia che ha un valore immenso per qualsiasi uomo, e lui è sicuramente un esempio di quell'amore martoriato, sfigurato, difficilissimo di cui ho parlato e che sento giorno dopo giorno. Ma non posso dire né che ha vinto il male, né che è figlio di D(d?)io; e non perché la Chiesa mi sta sulle balle (riguardo alla Chiesa penso sia giusto un no comment), o perché sono un ateo del cazzo, o perché sono un depresso disamorato al trascendente... Solamente io credo alla fede del dubbio, della ricerca infinita, dellE verità con la minuscola, tutte fragili e pronte a cadere; a volte si insinua la strisciante impressione che fondamentalmente il cosmo se ne freghi di tutto, che il male sia l'unica forza onnipresente e onnipotente, che l'uomo sia in fondo un essere che si fa problemi inutili... Altre volte, invece, sono toccato da sensazioni profonde che mi fanno fremere e gridare e sperare...
    So di essere abbastanza patetico, ma alla fine mi sento un bambino perduto tra le durezze del mondo (the child has grown the dream is gone), e in molti casi non ho ancora trovato il modo di difendermi: credo molto nell'arte, nell'ironia, nella disperazione, nelle persone che hanno bisogno di aiuto e in quelle che aiutano... In realtà, penso per molti versi di essere vicino al cristianesimo, ma a quello evangelico puro, francescano, pauperistico... Non so, penso che il problema sia questo: come succede per molte cose, abbiamo perso anche l'originarietà dell'essere cristiani: l'ho già scritto, a Maggio è venuto all'università un certo Maurizio Cecchetti, scrittore e critico d'arte dell'Avvenire, ed ha affermato: "La fede non risolve nessun problema". Allora ho pensato: forse non c'è tanta differenza tra i credenti, ma quelli veri, e i senza-dio, veri anche quelli, come me... Si tratta solo di modi diversi di gridare, di cercare amore e solidarietà... O almeno credo
     
    Buona veglia
     
    July 16

    Hellàs

    Quasi un mese di stallo... Merito della successione letteratura italiana-agnesini-fantasia, che spero si risolverà bene domani... Vengo da due settimane di storia greca e di impero ateniese... Pesante la cosa, però è interessante vedere come la storia sia di fatto un assurdo complicare le situazioni, perché non siamo capaci di accontentarci (desideriamo sempre quello che non c'è, Seneca, altro compagno di questi giorni) e vogliamo sempre più soldi, più onori, più comando, più sangue... In questo senso Pericle, messi da parte i marmi delle cartoline per turistoidi, è un (inttelligentissimo e valorosissimo) criminale, un dittatore avido di città e ricchezze... Purtroppo, bisogna concludere che tutta questa merda è l'uomo; migliaia di anni di merda, e i Greci del V secolo erano dei dilettanti... Noi siamo molto più bravi a complicarci la vita e soprattutto a fare finta di niente: viviamo nel peggiore periodo della storia (che è evidentemente una decadenza) eppure pensiamo di essere all'apice della civiltà umana (le magnifiche sorti e progressive). Almeno Pericle (e questo mi ha colpito tantissimo) lo diceva chiaro e tondo: la nostra è una tirannide, ed è stata inevitabile. Ovvero: siamo dei bastardi e non potevamo fare altrimenti. I Greci sono grandi non perché hanno inventato la democrazia (che era praticamente l'opposto della nostra), o peggio ancora perché ci hanno passato il concetto di libertà, come dicono i politicanti insipienti delle televisioni; sono grandi per l'esatto opposto, cioè perché sapevano che la libertà non può esistere. Una città che è al massimo della libertà, come Atene nel V secolo, non può evitare di esercitare oppressione sulle città più deboli, è costretta a essere violenta e distruttrice... E non c'è spiegazione: è una cosa che avviene inevitabilmente per la legge tremenda e imperscrutabile che governa l'uomo: la merda di cui sopra. 
    In Grecia non è possibile il concetto di libertà che ci siamo fabbricati artificialmente noi: fare quello che ci pare, fregarsene della politica, rifiutare la comunità. Un uomo che non fa parte della città è un uomo inutile: e anche questo noi non lo diremmo mai... Insomma, siamo nelle mani di forze invincibili che ci portano a generare atrocità enormi; almeno cerchiamo di stare insieme, di darci una mano, di essere solidali l'un l'altro... Per l'uomo greco esercitare i propri diritti era uno dei più grandi piaceri: affermare che nonostante tutto ci diamo da fare, misuriamo il mondo fin dove possiamo e lottiamo contro le terribili forze che ci sconvolgono... Abbiamo perso anche questo, ora il più grande piacere potrebbe essere al massimo guardare la televisione...
     
    Ora le mie uniche aspettative per il futuro sono quelle di un viaggio musical-itinerante con alcuni misantropi della mia schiatta, sperimentazioni inusitate sulla mia voce e sulle possibilità di superare la parola come imbroglio e ostacolo, infine un piccolo e lento avvicinamento al pianoforte jazz... Mettersi in contatto, anima e corpo, con un'armonia indicibile e aliena... Grazie di aver letto fino a qui, amico, credo nella tua vibrazione, credo ancora in qualcosa che si muove dentro alle persone... Buona veglia
     
    P.S.: Julz, spero di essere stato soddisfacente...