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    July 16

    Hellàs

    Quasi un mese di stallo... Merito della successione letteratura italiana-agnesini-fantasia, che spero si risolverà bene domani... Vengo da due settimane di storia greca e di impero ateniese... Pesante la cosa, però è interessante vedere come la storia sia di fatto un assurdo complicare le situazioni, perché non siamo capaci di accontentarci (desideriamo sempre quello che non c'è, Seneca, altro compagno di questi giorni) e vogliamo sempre più soldi, più onori, più comando, più sangue... In questo senso Pericle, messi da parte i marmi delle cartoline per turistoidi, è un (inttelligentissimo e valorosissimo) criminale, un dittatore avido di città e ricchezze... Purtroppo, bisogna concludere che tutta questa merda è l'uomo; migliaia di anni di merda, e i Greci del V secolo erano dei dilettanti... Noi siamo molto più bravi a complicarci la vita e soprattutto a fare finta di niente: viviamo nel peggiore periodo della storia (che è evidentemente una decadenza) eppure pensiamo di essere all'apice della civiltà umana (le magnifiche sorti e progressive). Almeno Pericle (e questo mi ha colpito tantissimo) lo diceva chiaro e tondo: la nostra è una tirannide, ed è stata inevitabile. Ovvero: siamo dei bastardi e non potevamo fare altrimenti. I Greci sono grandi non perché hanno inventato la democrazia (che era praticamente l'opposto della nostra), o peggio ancora perché ci hanno passato il concetto di libertà, come dicono i politicanti insipienti delle televisioni; sono grandi per l'esatto opposto, cioè perché sapevano che la libertà non può esistere. Una città che è al massimo della libertà, come Atene nel V secolo, non può evitare di esercitare oppressione sulle città più deboli, è costretta a essere violenta e distruttrice... E non c'è spiegazione: è una cosa che avviene inevitabilmente per la legge tremenda e imperscrutabile che governa l'uomo: la merda di cui sopra. 
    In Grecia non è possibile il concetto di libertà che ci siamo fabbricati artificialmente noi: fare quello che ci pare, fregarsene della politica, rifiutare la comunità. Un uomo che non fa parte della città è un uomo inutile: e anche questo noi non lo diremmo mai... Insomma, siamo nelle mani di forze invincibili che ci portano a generare atrocità enormi; almeno cerchiamo di stare insieme, di darci una mano, di essere solidali l'un l'altro... Per l'uomo greco esercitare i propri diritti era uno dei più grandi piaceri: affermare che nonostante tutto ci diamo da fare, misuriamo il mondo fin dove possiamo e lottiamo contro le terribili forze che ci sconvolgono... Abbiamo perso anche questo, ora il più grande piacere potrebbe essere al massimo guardare la televisione...
     
    Ora le mie uniche aspettative per il futuro sono quelle di un viaggio musical-itinerante con alcuni misantropi della mia schiatta, sperimentazioni inusitate sulla mia voce e sulle possibilità di superare la parola come imbroglio e ostacolo, infine un piccolo e lento avvicinamento al pianoforte jazz... Mettersi in contatto, anima e corpo, con un'armonia indicibile e aliena... Grazie di aver letto fino a qui, amico, credo nella tua vibrazione, credo ancora in qualcosa che si muove dentro alle persone... Buona veglia
     
    P.S.: Julz, spero di essere stato soddisfacente... 
    June 26

    Non, Vita, perché tu sei nella notte

    la rapida fiammata, e non per questi
    aspetti della terra, e il cielo in cui
    la mia tristezza orribile si placa:
    ma, Vita, per le tue rose le quali
    o non sono sbocciate ancora o già
    disfannosi, pel tuo Desiderio
    che lascia come al bimbo della favola
    nella man ratta solo delle mosche,
    per l'odio che portiamo ognuno al noi
    del giorno prima, per l'indifferenza
    di tutto ai nostri sogni più divini,
    per non potere vivere che l'attimo
    al modo della pecora che bruca
    pel mondo questo o quello cespo d'erba
    e ad esso s'interessa unicamente,
    pel rimorso che sta in fondo ad ogni
    vita, d'averla inutilmente spesa,
    come la feccia in fondo del bicchiere,
    per la felicità grande di piangere,
    per la tristezza eterna dell'Amore,
    per non sapere e l'infinito buio...
     
    per tutto questo amaro t'amo, Vita.

    (Camillo Sbarbaro)

    Mi tormenta. E' così tremendamente vera. Sbarbaro era un nottambulo. Diffido di chi vive di giorno. Buona veglia

     
    June 16

    Brevia

    Oggi mia nonna mi ha detto che nella farina del supermercato c'è 50 volte meno di elementi nutritivi, rispetto a quella che fanno gli agricoltori. Vado per strada, incrocio bambinetti di undici-dodici anni e mi fanno paura per la loro supponenza, per la loro a-problematicità di fronte al mondo. E intanto sulle strade grigie le macchine, i camion, i motori perpetuano la loro litania, fedele cadenza di carioca, nera. Ne respiro i fumi. Sorprende come sia difficile parlare alle persone delle cose più importanti, il futuro, la vita, la voglia di spaccare tutto e andare a fare il vagabondo eppure com'è dolce avere una casa e un caldo vicino... Non riesco a pensare ad altro, sono preoccupato di me e di quello che mi circonda, non posso sopportare di stare a studiare scienze del'antichità e informatica, e neppure che tutta vestita a festa la gioventù del loco lascia le case e per le vie si spande e mira ed è mirata e in cor s'allegra... Mentre il mondo sta bruciando e il fumo arriva fino a noi. Di cosa ti allegri? Lo so sono molto pesante, triste, e non me ne compiaccio... Veramente mi manca la leggerezza, è questione di indole, che volete farci? Non voglio più partecipare alla servitù, alla resa, alla decadenza, non ce la faccio a stare qui a ridere e a fare delle cazzate... Mi sembra di perdere tempo. 
    June 02

    Due di notte

    Un altro notturno, più profondo stavolta: ma tanto forti sono le scariche elettriche. Torno dal Dragoon, serata campale si direbbe vista la massa di persone concentrata proprio lì... Non so, non riesco ad apprezzare questo divertimento che tutti cercano quasi come una boccata d'aria: ok, per tutta la settimana mi sono rotto i coglioni su libri di cui non mi importa niente, ma stasera... eh, sì, stasera finalmente si esce!!! E vaffanculo e diventa un trentenne depresso single che aspetta solo di andare in discoteca il week-end... Riesco solo a parlare faccia a faccia con uno, magari con un po' di musica tranquilla intorno, un piccolo gruppo di amici... Ok sono orrendamente bucolico, però cazzo non è quel casino di urla e drink colorati e sigarette etc. etc. che voglio: ci sottomettono, ci imprigionano in scuole e lavori che fanno di tutto per essere odiosi e privi di qualsiasi interesse, e poi ci nutrono di televisione e di soldi e ci lasciano un cazzo di sabato sera per sfogare non si sa quali istinti repressi... O no? Chi ha detto che bisogna fare cose che non ci prendono, che non ci interessano? Per poi rimanere perennemente insoddisfatti e ingannarci pensando che la vera libertà sia quella di un venerdì o di un sabato fuori? Bisogna cambiare la testa, capite? Aprirsi, vedere, capire, conoscere, "studiare"... Sono queste le vere libertà. Rovescia ciò che è dato; picchia picchia picchia la testa contro il muro; insonne; non ha vita privata, perché urla tutto il tempo, urla scariche elettriche colorate dalla bocca; sta male e non vuole stare meglio. L'infelicità non m'è infelice, la felicità non esiste. Il resto che cosa conta? Conta questa agitazione continua, l'unica cosa che può fuggire ai martelli dell'oppressione... Fame, magrezza, non so come dirvelo, comunque c'è e non lascia in pace per fortuna e non la voglio perdere. Per il resto, solo grandissime balle. Buona veglia. Ah. Un chitarrista che fosse interessato ad un trio acustico è bene accetto. Unico requisito: passione logorante. Non so se ho reso l'idea.
    May 26

    Notturno

     
    Ritorno da un'intera nottata in piazza a Fidenza, con Niccolò, a fare la guardia alle attrezzature del tendone sotto cui ieri sera ha parlato Marco Travaglio. Inutile sottolineare la grandezza dell'uomo, due ore e mezza di passione civile come stile di vita, quasi come mania, bastava vedere il calore del discorso e le sue vibrazioni nell'aria di una città finalmente viva (a Salso solo per dormire, che è come morire); e poi la sua straordinaria disponibilità nonostante a mezzanotte non avesse ancora mangiato, eppure era lì, ancora lì ironico e aristocratico come pochi. Si dovevano per l'appunto curare tutta la notte lo schermo video, il mixer, le casse, et altri marchingegni di proprietà dell'illustrissimo dott. Gilberto Berzolla detto Gibo, responsabile della parte tecnica del tutto: lui preoccupatissimo, ma noi al contrario armati di grande ironia travagliesca e leggerezza, io e lo scalcinato batterista dei miei stivali, ci apprestiamo ad una veglia mai prima esperimentata. Grazie al conforto prima del trio Verte-Leonardo-Ginnie e poi del solitario Marco Bandiera, fin verso le 4 tutto fila senza neanche che ce n'accorgiamo. Poi c'è il ritiro nella fiat Bravo del Vernazza con dormiveglia fino alle 7. Il risveglio definitivo è propiziato da un provvidenziale "Sguardo contemporaneo" di Bugo, poi da un primo caffé. Salutato Niccolò alle prese con una insidiosa simulazione di II prova, me ne resto solo per un'ora circa. Ed è un attimo estrarre i "Canti Orfici" di Campana dallo zaino. Uscito da una notte reale, mi immergo in quella assoluta del poeta notturno e ne scopro a poco a poco i misteri, il nero, e il sentimento della notte perenne (la sua e la mia, appena passata) mi accompagna lungo tutto il mattino, passato con la Ginnie in biblioteca ancora sugli Orfici. Due ore di sonno, ma per fortuna persistono le scariche elettriche, soprattutto dopo quella lettura mistica e difficile, che ha lasciato ombre imprendibili nella mia testa ancora un po' rintronata... Ma non dormo, c'è troppa notte da vegliare...     
    May 24

    Delirio

     
    Giorni di incertezze; non scrivo per voi ma per me; l'università di Parma (in particolare la facoltà di Lettere) è luogo di perdizione massima e infernale, gli esami sono ridicoli, i manifesti per le adesioni andrebbero strappati, sono addirittura offensivi dell'intelligenza di chi legge. Oggi in atmosfera di festa si sono chiuse le lezioni di Pieri, unico spiraglio per respirare ossigeno. E' venuto Cecchetti e ha detto che il male dev'essere accettato perché è incomprensibilmente presente in ogni uomo: detta così è una frase banale, ma se si va un po' più in là e si pensa che ad esempio chiunque di noi poteva diventare un tedesco nei campi di sterminio, allora tutto comincia un po' a ballare. Non cerco (e d'altra parte non esistono) certezze, vivo di continue scariche elettriche nel cervello e nel petto, non mi interessa nulla di storia greca, papirologia, informatica applicata e tantomeno delle sterilissime scienze dell'antichità e informatica. Quasi tutto il secondo semestre è stato occupato da queste grigie materie senza nervi, vene, pulsazioni, dove l'Egitto non è niente di più che "il dono del Nilo", la politica di Pericle e quella di Cleone sono a bene vedere complementari, e l'explicit "vesper Olympo" non ha ragione di essere una personificazione. Sono un pieriano, e per fortuna, quindi le lettere morte possono andarle ad insegnare da un'altra parte, o agli altri automi della facoltà (come appaiono / dai corridoi  murati!). Per fortuna, anche, ho una tastiera e qualche chitarra e svariati cd e una mansarda isolata dove d'inverno si gela e d'estate fa caldissimo: ma non accendo il condizionatore, perché mio padre l'ha installato a tradimento senza chiedermelo, ed essendo un chiaro strumento del progresso (che tra l'altro non esiste) io non voglio sporcarmi l'anima con il suo sangue. Eppoi, è come una sfida, un mettersi alla prova: cercare la privazione, la difficoltà, la fatica, non fare la doccia troppo calda, non dormire troppo... Il benessere dato subito e pacificamente genera mostri e mostruosità, come è evidente, no? Cercare il proprio tramonto... Meno male che sto delirando.
     
    A.D.M.